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Il “nuovo” per tutte le stagioni (del capitale)
La sua parabola, almeno, è sempre più chiara.
Nel lontano 1999, Tony Blair era perentorio.
Poteva permetterselo, era l’osannato alfiere della sinistra “nuova” (un partito, una corrente di pensiero, una cultura politica sono generalmente salutate come “nuove” dal coro mediatico ed ideologico quanto più risultano utili e gradite alle frazioni borghesi dominanti), finalmente cool e vincente.
Dal palco del centesimo congresso del partito laburista proclamava che «la guerra di classe è finita» (per la verità in quegli anni era tutto un germogliare di personaggi che salutavano, tronfi ed euforici, la scomparsa della divisione in classi della società, e a maggior ragione, della lotta di classe), affermava il superamento di prospettive collettive di emancipazione sociale, sostituite dall’obiettivo di conferire «potere a ogni singolo individuo che potrà così dare il meglio di sé». Non mancò la profezia di rito: «Perché nel XXI secolo non ci sarà più la battaglia tra capitalismo e socialismo, ma tra le forze del progresso e quelle del conservatorismo» (il manifesto, edizione online, 28 settembre 1999).
Circa un quarto di secolo dopo, lo ritroviamo ancora su un palco, questa volta a Dubai, intento a presentare ad una platea di leader politici l’intervento, da un maxischermo, del miliardario del settore tecnologico Larry Ellison, fondatore di Oracle.
«Alla conferenza di Dubai Ellison ha esordito proprio con una battuta su Musk, per poi comunicare al pubblico che una superintelligenza artificiale sarebbe arrivata prima del previsto. Blair gli ha chiesto cosa dovrebbero fare i governi. “Per prima cosa dovrebbero unificare tutti i propri dati in modo che possano essere elaborati e usati dall’intelligenza artificiale”, ha risposto Ellison. È stato anche specifico su quali dati dovessero essere unificati e ha fatto un esempio: “Il servizio sanitario nazionale del Regno Unito dispone di un’incredibile quantità di dati sulla popolazione”, ha detto, ma al momento sono troppo “frammentati”. Ai piedi del palco l’ex primo ministro britannico annuiva, stringendo il suo taccuino del Tony Blair institute (Tbi). […] L’interesse mostrato da Ellison e dal Tbi per le cartelle cliniche britanniche è comprensibile. Data la sua natura, il servizio sanitario nazionale del Regno Unito (Nhs) contiene dati unici sulla popolazione. Gli esperti di tecnologia parlano delle cartelle cliniche britanniche quasi sottovoce. Sebbene Europa e Stati Uniti dispongano di alcuni set di dati sanitari comparabili, come le cartelle cliniche dei veterani statunitensi, nessuno ha la profondità e l’ampiezza dell’archivio dell’Nhs, che ha dati risalenti al 1948. Il loro potenziale valore commerciale, per l’industria farmaceutica o il sequenziamento del genoma, è stato stimato fino a dieci miliardi di sterline all’anno. [...] Dal 2021 la Larry Ellison foundation, una fondazione personale dell’imprenditore, ha donato o promesso almeno 257 milioni di sterline al Tony Blair institute, facendone un centro studi unico nel Regno Unito. Le donazioni di Ellison lo hanno aiutato a crescere fino ad avere più di novecento dipendenti che lavorano in almeno 45 paesi. Ha finanziamenti e influenza pari agli istituti di ricerca degli Stati Uniti, quindi mentre le sue controparti britanniche come Policy exchange e l’Institute of public policy research nel 2023-2024 hanno registrato entrate per 4,3 milioni di sterline, nel 2023 il fatturato del Tony Blair institute è stato di 145,3 milioni di dollari» (New Statesman, da Internazionale edizione online, 9 ottobre 2025).
Per venire a giorni ancora più vicini, troviamo l’ex premier britannico nuovamente impegnato in Medio Oriente. Dopo aver prestato volto e sorriso d’ordinanza alla guerra in Iraq nel 2003, oggi siede nel trumpiano Board of peace («Il Cda del mondo», come lo ha definito Avvenire del 20 gennaio), messo in piedi e in corso di reclutamento per fare i soldi, tra l’altro, sulle macerie e i cadaveri della Striscia di Gaza.
Sono passati decenni, e la formula della sinistra che ha superato le classi e la lotta di classe, che è andata oltre concetti come capitalismo, si è pienamente rivelata per quello che era ed è: un intruglio ideologico al servizio del capitalismo e della lotta di classe dei capitalisti.
Sono passati decenni dai primi trionfi della “terza via” blairiana, e oggi i proletari di realtà ad antica maturazione capitalistica come quella italiana sperimentano sempre di più cosa significa appartenere alla classe sfruttata: precarizzazione, livelli salariali sempre più inadeguati a consentire un tenore di vita dignitoso, forme di previdenza e cure sanitarie inaccessibili o sempre più deteriorate. E persino la guerra, la guerra del capitale e dell’imperialismo (categorie che il blairismo aveva preteso di liquidare con il sogghigno di superiorità di chi vuole far intendere di essere in sintonia con la Storia), sta diventando una presenza, già concreta od evocata, sempre più “normale” nelle società dell’“Occidente” culla del libero mercato e della democrazia.
Persino dal punto di vista di quella sinistra parlamentare, nata come riformista e saldamente inserita nell’assetto politico e istituzionale borghese, il bilancio della parabola storica del nuovismo che ha trovato in Blair una figura simbolo è rovinoso: vaste fasce di elettorato popolare e spazi sociali proletari che identificano (non senza ragioni) la sinistra come espressione di privilegio sociale e di indifferenza verso le proprie difficili condizioni e che si sono spostate (scelta anch’essa deleteria dal punto di vista degli interessi di classe) verso il populismo, il nazionalismo, il trumpismo.
Anche in questa desolante storia di ingannati e ingannatori passa – che piaccia o meno ai cuccioli blairiani di vario rango – la linea di classe. Ai proletari che ci hanno creduto non rimangono che le macerie di un’illusione, che si aggiungono a tutte le asprezze della loro quotidianità sociale. E il compito di trovare la via di uscita da queste macerie, sfuggendo alle opposte e complementari sirene di altre tribù della politica borghese. Poi ci sono quelli che con l’illusione hanno fatto soldi e hanno scalato gerarchie politiche e imprenditoriali, coerenti con la loro appartenenza borghese.
Il “nuovo che avanza” proclamando, nel sacro rispetto del capitale, la scomparsa del capitalismo e della sua divisione in classi è una vecchia maschera, sempre pronta all’uso, della prosecuzione e della difesa dello sfruttamento capitalistico, della mercificazione capitalistica, della guerra capitalistica. |