LORO E NOI - 24/01/2026
 
Salus rei publicae

Migliaia di cittadini in Norvegia hanno iniziato a ricevere lettere dalle forze armate con la notifica che potranno essere requisiti loro case, veicoli, barche e macchinari in caso di guerra.
Con un comunicato, le autorità militari hanno spiegato che queste lettere non hanno nell’immediato alcun effetto concreto, specificando però che «le requisizioni hanno lo scopo di assicurare che, in una situazione di guerra, le forze armate abbiano accesso alle risorse necessarie per la difesa del Paese» (sito dell’emittente Euronews, 20 gennaio).
I vertici militari hanno di fatto certificato, nero su bianco, che l’identificazione tra la sfera dello Stato (all’occorrenza propagandistica più utilmente definibile come patria) e quella della propria, personale sfera famigliare, affettiva, abitativa, come se fossero dimensioni talmente assimilabili che la forza e le affermazioni dell’una comportano immancabilmente benessere e sicurezza per l’altra, è una menzogna. La formula secondo cui difendere il proprio Stato in guerra significa difendere la propria casa e la propria famiglia è limpidamente e autorevolmente smentita dai comandi delle forze armate di uno Stato borghese con le carte assolutamente in regola in quanto a democraticità e appartenenza al sistema dei valori occidentali, oggi tornati così di moda, per quanto in genere assai vaghi nella loro concreta definizione. Lo Stato delle classi dominanti ha il potere di espropriare i beni e persino la vita dei cittadini delle classi dominate, che questo poi comporti necessariamente, in un secondo tempo, un miglioramento delle condizioni di vita di questi cittadini e delle loro famiglie, non solo è tutto da dimostrare ma l’esperienza storica ha anche mostrato più volte che, anche nei territori degli Stati usciti vincitori da un conflitto, la loro condizione di sfruttamento e di vulnerabilità sociale può addirittura aggravarsi.
La metafora dello Stato come una grande famiglia che accomuna tutte le classi sociali su un piano paritario, che tutela gli interessi di tutti i cittadini, a prescindere dalla loro appartenenza di classe, è smentita quotidianamente dalla concretezza della società capitalistica reale.
Che lo Stato non esprima e tuteli il dominio di classe ma che sia invece la “casa” di tutti i cittadini è una rappresentazione talmente grossolanamente falsa che può reggersi e avere presa solo grazie alla forza sociale della classe dominante. È una falsificazione clamorosa ma più le tensioni nel quadro imperialistico globale si intensificheranno e più otterrà spazio, consensi e diffusione.
La verità circa la natura sociale dello Stato e delle sue guerre sarà acquisita nell’esperienza di massa attraverso prove e riscontri terribili, immensamente più immediati e tangibili delle lettere che preparano a future requisizioni. L’acquisizione salda e profonda che lo Stato “casa” e “famiglia” è una feroce favola al servizio degli sfruttatori e ad inganno degli sfruttati non potrà che derivare da sofferte lezioni storiche in cui dovrà svolgere un ruolo fondamentale anche il raccordo con le precedenti acquisizioni della storia della lotta di classe, con la teoria rivoluzionaria. Non c’è altra strada attraverso cui il proletariato possa uscire dall’incubo reale dell’espropriazione della propria umanità.