LORO E NOI - 24/01/2026
 
Una metropoli a misura di capitale

Milano si conferma la vetrina di lusso del capitalismo italiano, una metropoli dal profilo europeo che si lustra di quartieri, distretti, prestigiose zone alla moda, che produce profitti, accumula ricchezze, ospita ingenti patrimoni. Il Sole 24 Ore del 16 gennaio riporta come la città sia tra le piazze più ricercate dai benestanti, tra le prime realtà al mondo nel rapporto tra residenti e milionari: ogni 12 abitanti iscritti all’anagrafe, compresi anziani e neonati, c’è un milionario – nell’accezione di una persona con un portafoglio liquido almeno a sei zeri, al netto di patrimoni immobiliari – quando nella capitale della finanza mondiale, New York, il rapporto è di uno ogni 22, a Londra uno ogni 41, a Roma uno ogni 54. Ancora più suggestiva è l’analisi dell’indice tra centimilionari (almeno 100 milioni di dollari liquidi in portafoglio) che a Milano oggi sono 182, quasi gli stessi del Principato di Monaco (192), più dell’intero cantone di Zurigo. In questa speciale classifica Milano, insieme con Dubai e Miami, è l’unica città del gruppo di testa ad essere contraddistinta da previsioni di crescita per nuovi potenziali arrivi di ricchi borghesi. I detentori di grandi patrimoni, in misura crescente, decidono di trasferire la loro residenza, le loro attività, i loro capitali in una città attrattiva da un punto di vista fiscale: «i 3.600 nuovi residenti milionari/multimilionari/miliardari arrivati in Italia nel 2025 - la quasi totalità poi fermatasi e basata a Milano - hanno portato con sé 20,7 miliardi di dollari (media secca di 5,7 milioni di dollari a testa, familiari compresi), sui quali peraltro grazie al “regime opzionale” pagano solo la flat tax di 200mila euro: è il prezzo dell’attrattività su cui, bene saperlo, si confrontano e competono oggi decine di paesi insospettabili, Usa capofila». La conseguenza di tutto ciò sul mercato immobiliare ha prodotto prezzi abitativi in continua ascesa e affitti non più sostenibili per fasce considerevoli di proletari. «La parte splendente si porta dietro la difficoltà di comprare casa, l’allontanamento in periferia e nelle aree esterne di chi è fragile dal punto di vista economico». I prezzi medi in periferia viaggiano sui 4.500 euro al metro quadrato e oltre, un bilocale non costa meno di 250mila/300mila euro. Per un single o una giovane coppia sono cifre insostenibili se alle spalle non ci sono genitori pronti a versare una cospicua parte in contanti. Manca l’attenzione alle categorie più deboli, ai proletari, ai lavoratori della ristorazione, agli operai, agli infermieri, agli impiegati che faticano a pagare le rate di un mutuo per una casa o il canone di affitto che ormai non scende quasi mai sotto i mille euro al mese anche nelle aree periferiche. «E la forte gentrificazione seguita al cambio di volto di interi quartieri riqualificati e rinnovati ha cambiato il mix dei residenti. Le abitazioni che si acquistavano solo dieci anni fa anche a poco più di mille euro al mq, perché in alcuni casi ancora in vecchi stabili di ringhiera, oggi costano almeno 5mila euro al mq. La conseguenza è l’allontanamento di giovani famiglie e lavoratori ai margini della città e nei comuni limitrofi». Milano ha il mercato immobiliare più caro d’Italia, quello che esclude più famiglie, con 20mila persone in attesa di una casa popolare, che salgono a 60mila se consideriamo tutto l’hinterland e i comuni vicini. È una città sempre meno inclusiva, in cui persone senza fissa dimora, costrette a dormire al freddo, devono reggere le temperature particolarmente rigide dell’inverno. Nella città più ricca d’Italia già tre persone sono morte in questo inizio anno per il freddo, e nel retro di questa lussuosa vetrina emerge la feroce e sistemica contraddizione di un modo di produzione che non può che produrre, insieme all’accumulazione del capitale, disperazione umana. Mentre il numero di miliardari e la concentrazione di patrimoni raggiungono vette mai viste, la città assiste apatica, impotente, indifferente alla morte di chi non ha nemmeno una casa in cui vivere. In una città dove il mercato immobiliare è diventato pura estrazione di valore, la casa smette di essere un diritto per diventare una merce per alcuni inaccessibile. La gentrificazione selvaggia ha trasformato la città in un’enclave d’élite che espelle i lavoratori e abbandona i più fragili. Il valore d’uso dell’abitazione è totalmente soverchiato dal suo valore di scambio, la cui logica preferisce sacrificare il diritto alla casa a vantaggio della speculazione. Milano è una vetrina di lusso fatta di disuguaglianze, dove la ricchezza di pochi è direttamente proporzionale all’esclusione di molti. Una città che, nella più totale coerenza capitalistica, antepone il capitale alla dignità umana.