LORO E NOI - 20/02/2026
 
Gli omini “intelligenti” e gli uomini sacrificabili

L’azienda danese Lego (il primo gruppo al mondo nel settore dei giocattoli, con circa 10 miliardi di euro di ricavi nel 2024) ha lanciato i mattoncini smart.
«Il cuore è lo smart brick, un mattoncino 2x4 in cui ci sono un chip in silicio, capace di controllare sensori di movimento, luce, colori e suoni, e un sintetizzatore audio che genera suoni in tempo reale tramite un altoparlante integrato. (…) Al suo fianco, c’è lo smart tag, una tessera che comunica al mattone quale oggetto è stato composto e dà istruzioni sui comportamenti da adottare. Un esempio: se la costruzione è un elicottero e viene inserito il tag apposito, il mattoncino riproduce i suoni delle pale rotanti. (...) E poi c’è l’omino Lego, ora dotato di personalità. Non solo il blocchetto lo identifica, ma ne può individuare la posizione nello spazio» (La Stampa, 7 gennaio).
Commentando la trasformazione hi-tech di quello che era «il gioco manuale per definizione», il senior vice president di Lego ha voluto volare alto: i nuovi mattoncini sono stati progettati «per ispirare l’immaginazione dei bambini». Il pedagogista Daniele Novara non asseconda questo entusiasmo («ci vedo solo un business») e c’è chi si interroga, anche a fronte della denatalità, su un prodotto destinato soprattutto ai kidults («metà adulti, ma con il piglio dell’acquisto dei bambini») e, più in generale, su un mondo di giocattoli «fatto a misura di giovane adulto, non di bambino».
Il problema di fondo è che il mondo capitalistico in cui anche questa applicazione tecnologica ha preso forma è a misura di merce, di profitto, non di essere umano, soprattutto se appartenente alla classe dominata.
È un mondo in cui si possono progettare “omini intelligenti” per far giocare uomini adulti ma «con il piglio dell’acquisto dei bambini», in cui l’infantilizzazione di massa viene sistematicamente perseguita e coltivata mentre, in altre aree del pianeta, superare l’infanzia può essere molto difficile, anche per l’intervento di ordigni e sistemi d’arma sempre più smart. Tutto si tiene nell’odierno capitalismo putrescente: il mercato hi-tech dell’eterna infanzia per chi se lo può permettere e gli algoritmi con cui spremere al massimo la forza lavoro, l’intelligenza artificiale al servizio di un redditizio depauperamento dell’intelligenza umana, i viaggi spaziali dei miliardari e i senzatetto morti di freddo nel cuore delle metropoli occidentali, la retorica della “terza guerra mondiale a pezzi” e del “nemico alle porte” (retorica tanto più utile e sbandierata quanto più funzionale ad asservire ulteriormente il proletariato, a imporgli sempre più drammatici sacrifici in nome di una patria o di valori che non contemplano la divisione di classe perché la presuppongono) e gli entusiasmi d’obbligo per il capitalistico baraccone olimpico.
Lo sviluppo tecnologico, come è oggi, inevitabilmente e implacabilmente in mano al capitale, non può significare in massima parte che mercificazione, disumanizzazione, potenziamento delle capacità distruttive di un sistema produttivo imperniato sul profitto e sul cieco egoismo borghese.
Se la descrizione del mattoncino “intelligente” come fonte di ispirazione per le nuove generazioni è un’offensiva smargiassata, che può avere cittadinanza tra le innumerevoli formule da imbonitori con cui lanciare sul mercato l’ennesimo prodotto “rivoluzionario” ma non tra i ragionamenti e le riflessioni intorno ad un futuro che dovrà essere affrontato dalle migliori energie dell’umanità con ben altre fonti di ispirazione, più centrata, in maniera probabilmente involontaria, è la metafora utilizzata dal direttore di Assogiocattoli per descrivere la tecnologia alla base del mattoncino smart: «È una bomba».