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Dividendi, ma per chi?
Il presidente francese Emmanuel Macron ha recentemente rilasciato un’intervista ad un gruppo di testate internazionali. Ha affrontato vari temi, dal futuro della competizione globale e dell’integrazione europea alle difficoltà del progetto franco-tedesco di un nuovo aereo da combattimento. Nella versione pubblicata da Le Monde (11 febbraio) il capo di Stato ha deplorato il fatto che in Francia non siano finora passate le «riforme» che, negli anni dieci di questo secolo, sono state imposte in altri Paesi europei, come l’Italia.
Ora in questi Paesi quelle «riforme» starebbero infine dando i loro frutti, i loro «dividendi».
In Italia, dopo le varie «riforme» di cui parla Macron (delle pensioni, della legislazione sul lavoro etc.), spesso risolutamente sostenute dall’ala sinistra dello schieramento politico borghese, la condizione dei lavoratori è amaramente evidente: accresciuta precarizzazione, un andamento salariale tra i più frenati in Europa, disperanti scenari pensionistici, un sistema sanitario che vede i proletari sempre più esclusi ed emarginati.
Come si può, quindi, con questa impudenza indicare all’opinione pubblica francese l’esempio degli esiti della “ricetta” padronale italiana? Macron è disinformato? È un provocatore?
La risposta è più semplice e insieme più profonda. Quella del presidente francese è una sorta di confessione della propria appartenenza di classe.
Il miglioramento della condizione dei lavoratori non è un parametro per giudicare il successo o meno della politica borghese. I «dividendi» di cui pontifica Macron sono relativi alle condizioni di un’altra classe.
Motivo in più, da parte nostra, per esprimere la nostra solidarietà di classe, di proletari italiani che sperimentano sulla propria pelle gli effetti delle «riforme» borghesi non adeguatamente contrastate, alle lotte che il proletariato francese ha saputo esprimere ed esprimerà contro questi tentativi di scaricare sulle proprie spalle le contraddizioni del capitalismo e il peso delle esigenze padronali. Contro tutte le falsità, le mistificazioni, le truffe ideologiche che puntualmente accompagnano questi regressi travestiti da «riforme».
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