LORO E NOI - 26/03/2026
 
Centocinquant’anni e centocinquanta interventi

Il 5 marzo 1876 nasceva a Milano il Corriere della Sera, oggi primo quotidiano italiano per copie vendute.
In occasione dei 150 anni dal primo numero si sono succeduti i festeggiamenti nel capoluogo lombardo. In realtà la grancassa mediatica si è dimostrata nettamente contenuta rispetto ad altri eventi, come il Festival di Sanremo, per esempio. Ciò sarà probabilmente dovuto anche al fatto che la stampa cartacea si è molto ridotta e se non ci fossero le versioni digitali la massa dei lettori si tradurrebbe in una minoranza di aficionados.
Il mezzo d’informazione a stampa, che la borghesia ha saputo sfruttare sin dai primordi della sua ascesa politica, oggi non riesce a raggiungere, come nel panorama editoriale italiano di un tempo, le milionarie diffusioni quotidiane con addirittura più edizioni giornaliere.
Ma la stampa quotidiana, insieme ad altri mezzi di informazione, conserva comunque importanti funzioni: diffusione dell’ideologia, terreno di confronto politico, interpretazione della realtà in base a specifici interessi borghesi, apporto alla costruzione del consenso.
Tutto ciò è ben contenuto nel supplemento che il Corriere ha diffuso in occasione del 150°, un librone in cui sono state raccolte più di 150 testimonianze illustri. Dopo la consueta apertura dell’editore e del direttore della testata, si possono trovare gli scritti di numerosi rappresentanti politici italiani ed europei, dal papa ai presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, la premier; esponenti delle istituzioni europee come Von der Layen, Costa, Metsola, gli immancabili Draghi e Monti, il presidente tedesco, fino poi a sfumare con i rappresentanti del mondo dello spettacolo mischiati ad imprenditori, sportivi e furbacchioni vari. Tutti a ricordare con tenerezza la bellezza della carta stampata.
Non poteva che essere così, il compleanno.
Però noi non dimentichiamo quanto letame e furia sono stati sparsi dalle colonne del Corriere della Sera a proposito della nostra classe, a cominciare dalle giornate di fine Ottocento quando il quotidiano, di fronte ai proletari scesi in piazza per l’aggravio dei prezzi alimentari, sposava la linea della repressione, concretizzatasi con le cannonate di Bava Beccaris. Per poi proseguire col sostegno alla partecipazione al primo massacro mondiale imperialista e la condanna delle lotte operaie, ma terminiamo qui perché altrimenti dovremmo scrivere un altro volume su queste nefandezze.
Continui pure la borghesia ad arruolare grandi firme, imbonitori istituzionali e vip vari per intonare cori di autocompiacimento. Ad ognuno il suo compito: a loro quello di servire gli interessi delle frazioni borghesi di riferimento, preservare, giustificare ad ogni costo il sistema di sfruttamento capitalistico, veicolare le ideologie che possano ingannare i proletari; a noi quello di lavorare per contribuire allo sviluppo della coscienza di classe, perché i lavoratori possano identificare con sempre maggiore chiarezza le logiche, le mistificazioni, gli strumenti della classe sfruttatrice. Perché possano comprendere l’essenza di un dominio di classe anche dietro la retorica di via Solferino.