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Ascensore sociale fuori servizio? Per salire, si prega di nascere al piano superiore
Le ideologie hanno le gambe corte. Almeno fin tanto che la realtà che vorrebbero mascherare e piegare al proprio servizio diventa talmente stridente con quelle stesse teorizzazioni da trasformare raffinate e sapute elucubrazioni - progressiste o conservatrici poco importa - in semplici fandonie, buone a un bel nulla.
Questo pare il destino, almeno all’interno di una società imperialistica italiana, ormai declinante e putrescente, dell’ideologia del cosiddetto ascensore sociale e più in generale della prospettiva di poter migliorare la propria condizione all’interno del capitalismo solo sgobbando a testa bassa.
L’idea che la generazione presente starà meglio di quella precedente, un assioma trasfuso dal secondo dopoguerra fino agli anni del berlusconismo di inizio millennio, è un mito vetusto a cui non crede più nessuno. La realtà materiale non può più, nemmeno parzialmente, alimentare questa specifica falsa rappresentazione, almeno, lo ribadiamo, nel conteso italiano.
Lo rileva anche Il Fatto Quotidiano del 22 maggio scorso (Chiara Brusini, “L’ascensore sociale? In discesa: per i figli degli anni ’80 stare peggio dei genitori è più probabile che salire di classe”) riprendendo i dati del rapporto annuale Istat. Per i nati tra il 1980 e il 1994, ma ci permettiamo di aggiungere che per i trentenni e ventenni la situazione non è migliorata, c’è stata una vera e propria inversione di tendenza, che era già iniziata per la generazione nata negli anni Settanta.
In realtà l’ascensore sociale non si è rotto, si muove ancora, funziona eccome, ma solo in discesa.
Cambiano del resto le fasi del capitalismo, pur restando sempre capitalismo. Anche se permangono le leggi generali di funzionamento individuate da Marx ne Il Capitale, esso non rimane uguale a se stesso. Ecco perché diventa imprescindibile la presenza attiva di militanti marxisti che si sforzano di applicare un metodo alla realtà in movimento, per saper individuare e utilizzare la contraddizione sociale per dare forza all’elemento cosciente e organizzato della classe sfruttata, che sola potrà mettere in discussione tutta l’impalcatura dell’immonda società divisa in classi, inclusi i suoi orrendi ascensori.
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