LORO E NOI - 17/06/2026
 
Affittasi cratere vista terra


Il viaggio di Astolfo sulla Luna nell’illustrazione di Gustave Doré, ca. 1879

Nel loro delirio di potenza, etichettato spesso come “spirito visionario” dalla stampa compiacente, svariati multimiliardari – tra cui Richard Branson, Jeff Bezos ed Elon Musk - si sono lanciati negli anni passati in iniziative industriali e commerciali di vario genere tra cui spicca il turismo spaziale, nuova frontiera per ricchi annoiati alla ricerca di un nuovo status symbol da sfoggiare.
Ora che la Nasa con la missione Artemis II ha riportato un equipaggio nello spazio profondo è tornata l’attenzione mediatica sui futuri, possibili passi, fino al ritorno effettivo dell’uomo sul suolo lunare.
Le iniziative private, e dei vari Stati imperialistici impegnati, non si muovono però, come prevedibile, con la finalità della libera e disinteressata ricerca scientifica. La logica dell’appropriazione, dello sfruttamento economico e del profitto ritorna immancabilmente anche verso la luna, quell’oggetto romantico a cui innumerevoli poeti, da Ariosto a Leopardi, a scrittori, come Cyrano de Bergerac, Jules Verne e H.G. Wells, hanno dedicato dei capolavori letterari.
Ora leggiamo invece – su Il Sole 24 Ore del 28 maggio (Leopoldo Benacchio, “Nasa accelera per abitare la Luna dal 2032”) – che «si tratta di tornare alla Luna, ma certamente per restarci, sviluppare abitazioni, laboratori, attività, addirittura miniere, con il contributo progressivamente sempre maggiore di privati. Con l’intenzione, e speranza, di far partire una “economia lunare”, tutta da scoprire ma indispensabile». Quanto riportato dal quotidiano di confindustria era la parafrasi delle dichiarazioni del capitalista privato Jared Isaacman, pilota e comandante della missione commerciale Polaris Dawn (finanziata in collaborazione con SpaceX). Certamente questa corsa alla luna sta già muovendo qui e oggi degli affari enormi, si parla di contratti complessivi per 4,6 miliardi di dollari, senza aspettare l’esportazione del capitalismo sul “nostro” satellite (diciamo “nostro” ma sarà, come nella corsa al selvaggio West, dei primi capitalisti che ci arrivano con relativo filo spinato e la propria bandierina da piantare).
Nello stesso articolo scopriamo che Blue Origin di Jeff Bezos si è aggiudicata un contratto di 188 milioni per la consegna di rover lunari e altre attrezzature sulla Luna; altre due società private (la californiana Astrolab e Lunar Outpost del Colorado) hanno siglato contratti, sempre per veicoli lunari, per 219 e 220 milioni; affidata invece all’italiana Thales Alenia Space la costruzione della prima casa abitabile, con la previsione che sia operativa nel 2033 (un modulo cilindrico di tre metri per sei, da 15 tonnellate, pressurizzato e schermato da radiazioni, in grado di ospitare due astronauti fino a 20 giorni).
La notizia l’aveva già rivelata, entusiasta, La Stampa di Torino del 10 maggio (Antonio Locampo, “La casa sulla Luna”): «I primi habitat per astronauti sulla Luna avranno sulla parte esterna la bandiera italiana e saranno realizzati a Torino».
Spiega in questi termini il responsabile del sito torinese di Thales Alenia Space, partecipata di Leonardo: «Sarà il primo passo verso le basi lunari permanenti. All'interno i due astronauti avranno tutto il necessario: letti, area cucina, servizi igienici e spazi dedicati agli esperimenti scientifici. Per il resto delle attività utilizzeranno i veicoli spaziali. Il nostro sarà una sorta di primo B&B su un corpo celeste diverso dalla Terra».
Tutto bellissimo, appassionate e affascinante…se si esula dal confronto con la realtà sociale in cui siamo immersi come specie umana, dai concreti problemi della terrena società capitalistica. Se si distoglie lo sguardo dalle stelle e dalla luna e si considerano le meraviglie tecnologiche assieme alle contraddizioni di una società divisa in classi, allora le spettacolari avventure extra-terrestri diventano di colpo meno entusiasmanti.
Vediamo le forze produttive, coi suoi strabilianti ritrovati tecnologici, e le ingenti risorse sociali investite per risolvere la questione delle abitazioni lunari, quando ancora una casa decente non è garantita a un esercito di diseredati di varia natura. Secondo i dati più aggiornati pubblicati dalle Nazioni Unite (in particolare dal rapporto World Cities Report di UN-Habitat), circa 3,4 miliardi di persone a livello mondiale non hanno accesso a una casa sicura, stabile e dignitosa. Di questi circa 1,1 miliardi vivono in baraccopoli o insediamenti abusivi, spesso in assenza di acqua potabile e servizi igienico-sanitari.
Nel solo capitalismo italiano, comunque uno dei Paesi più sviluppati nonostante l’evidente declino, si contano, secondo l’Istat, circa 96 mila persone senza fissa dimora, di cui oltre mille nella sola Torino. Vuol dire che a un tiro di schioppo da dove stanno progettando, costruendo e assemblando un costosissimo modulo spaziale c’è chi passa le notti dentro un cartone o sotto un ponte.
I dati più aggiornati sugli sfratti, relativi al 2024 e rilasciati dall’Ufficio Centrale di Statistica del Ministero dell'Interno, parlano di oltre 40 mila sentenze di sfratto (a fronte di 81 mila richieste), di cui più di 21 mila sono state effettivamente eseguite dall’ufficiale giudiziario e dalla forze dell’ordine.
Il modo di produzione capitalistico è perfettamente in grado di risolvere il problema ingegneristico e architettonico della casa, erige grattacieli e oggi mette a punto moduli lunari. Non è un sistema in grado di soddisfare i bisogni della specie umana perché è diviso in classi dagli interessi inconciliabili e opposti, mosso dalla cieca esigenza di massimizzare l’accumulazione capitalistica e incurante, perché incapace, di mettere in ordine le priorità effettive dell’umanità nel suo complesso.