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L’onore nazionale nell’attuale dibattito borghese: un Paese in vendita per i ricchi, remigrazione per i poveri
Anni di declino industriale, di silenzio proletario e di conseguente dominio incontrastato del patto fondativo a trazione bottegaia e parassitaria hanno riportato a pieno titolo l’imperialismo italiano nell’alveo della leniniana definizione di “straccione”. Uno dei risvolti più grotteschi della piena riappropriazione di questo status – che ai tempi del boom industriale e dell’Autunno caldo s’era un po’ offuscato – è l’interesse che ricchi imprenditori e manager stranieri stanno manifestando per le bellezze territoriali del Belpaese, tanto da volersene comprare, in linea colla visione del mondo propria degli agenti del capitale, una propria quota. Il Sole 24 Ore online del 18 giugno rivela come nei primi 5 mesi del 2026 le richieste di finanziamento immobiliare provenienti dall’estero (specialmente da parte di investitori statunitensi, svizzeri, olandesi, tedeschi e scandinavi) siano cresciute del 63% e riguardino prevalentemente immobili di fascia medio-alta e «luxury», con un valore medio superiore ai 1,65 milioni di euro. La continua crescita del settore turistico, che oggi è arrivato a rappresentare il 10% del Pil nazionale ed oltre il 13% dell’occupazione, ha contribuito, specialmente all’estero, alla percezione del declinante imperialismo italiano quale parco divertimenti per ricchi, quale gigantesco negozio di costosi giocattoli a disposizione delle tasche più facoltose, che vengono comprati spesso senza alcuna remora nel privare la collettività degli spazi comuni di cui ha sempre usufruito, sino ad arrivare ad appropriarsi di interi borghi. Nelle pagine del Corriere della Sera online del 14 giugno, è descritto uno dei casi più raccapriccianti: a San Casciano val di Pesa, comune fiorentino un tempo legato alle cronache del Mostro di Firenze, il magnate franco-saudita Emad Khashoggi ha comprato e recintato un’intera collina per trasformarla in resort di lusso, con tanto di lago artificiale a otto fontane e un geyser centrale che si innalza dalla superficie per diversi metri. L’operazione è stata chirurgica: da quando nel 2018 Khashoggi ha messo le mani sull’immobile principale (una villa nobiliare), si è posto via via ad acquistare, gentrificandole, tutte le case coloniche e i terreni circostanti. Man mano che la sua proprietà si allargava, avanzava anche la relativa enclosure, la recinzione di confine che, assieme ai terreni e alle case, interdiceva il pubblico passaggio sulle strade vicinali e interpoderali incorporate nel nascente resort per ricchi. Un 87enne abitante della zona ha commentato: «sono contento che tutti questi interventi portino lavoro. Però, come molti, sono preoccupato che alla fine venga chiuso proprio tutto e non si possa più passeggiare qui intorno». Ed è in questo rassegnato commento che si legge tutta la peculiarità italiana: in Albania, di fronte all’avvio di un’operazione simile da parte del genero di Donald Trump, si è scatenata una protesta oceanica che ancora perdura dopo oltre 20 giorni. A San Casciano, invece, il massimo che questa particolare prepotenza capitalistica ha suscitato è stata la rassegnazione e quella sorta di mesto ottimismo per gli effimeri posti di lavoro generati, nonché i dubbi – tanto per ribadire una volta per tutte la scala di valori a cui attingono gli ideologi borghesi italiani – sull’impatto paesaggistico del lago artificiale col geyser. C’è anche chi non ha voluto vendere la propria casa e, a proposito di questo aspetto, il Corriere della Sera pone l’accento sul fatto che il rifiuto all’«offerta generosa» di Khashoggi è stato posto in essere «serenamente», quasi a rassicurare la classe dominante del fatto che nessuno, col proprio rifiuto, ha voluto contestare la legge fondamentale della natura capitalistica, secondo la quale qualsiasi cosa è accettabile se la si fa coi soldi e per soldi. Inoltre, questo “sereno rifiuto” altro non ha portato se non ad avere la propria casa circondata da cantieri, ruspe e recinzioni che, ancora una volta, sbarrano sentieri e carrarecce su cui non si potrà più fare una passeggiata. A rincarare la dose di passiva accettazione della prepotenza di chi coi soldi caccia via tutti e recinta un’intera collina, è il sindaco di San Casciano, che sottolinea: «hanno riqualificato ruderi che erano in cattive condizioni e fatto rinascere una zona dall’abbandono. Siamo rimasti favorevolmente colpiti dagli investimenti fatti dalla proprietà con cui abbiamo da sempre un continuo confronto».
Ci chiediamo a questo punto se anche Emad Khashoggi che – usando il registro delle frange politiche più oltranziste nella difesa dell’identità nazionale – sarebbe colpevole di essersi impossessato di un notevole lembo di suolo patrio ed aver espulso da tale area gli abitanti autoctoni, debba essere annoverato nelle liste di extracomunitari destinati alla remigrazione, o se tali liste si compongano solo degli strati più deboli e ricattabili della popolazione straniera. Quelli che, per intenderci, le stesse frazioni borghesi prone a novanta di fronte al potere sociale incarnato dai soldi del Khashoggi di turno (o di Bezos, che aveva affittato Venezia per il suo matrimonio, o della vip Dua Lipa che aveva fatto la stessa cosa a Palermo), sfruttano senza ritegno, a volte sino alla morte, nelle campagne, nelle logistiche o nella consegna di cibo a domicilio. La risposta è superflua: come la più impenitente delle prostitute, l’imperialismo italiano continuerà a concedersi senza pudore ai danari che giungono da ogni dove e, come il più disperato dei bottegai, continuerà a bastonare la classe lavoratrice, straniera e non, per riuscire a sopravvivere al proprio declino. |