LORO E NOI - 13/08/2026
 
Funerale a Gaza

Venerdì 7 agosto l’edizione internazionale del New York Times ha pubblicato una foto impressionante. Una folla, composta e in preghiera, di fronte a lunghe file di barelle (di varie dimensioni) su cui sono stese altrettante bandiere palestinesi. Recita la didascalia sotto la fotografia: «Un funerale a Gaza City martedì per 112 persone i cui corpi sono stati estratti dalle macerie nelle scorse settimane. A luglio, le forze armate israeliane hanno condotto attacchi quasi quotidiani su Gaza».
Una spianata di cadaveri estratti dalle rovine di quelle che erano le loro case, la Striscia di Gaza martellata quasi quotidianamente... ma il picco di attenzione mediatico è passato, le leggi della merce-notizia fanno il loro corso e l’opinione pubblica internazionale ormai si concentra su altro. Le forze politiche e le frazioni borghesi che hanno cavalcato la tragedia della popolazione palestinese, puntando a incassare sui tavoli che gli interessano gli effetti della mobilitazione che hanno contribuito ad alimentare, oggi preferiscono “investire” su altre tematiche, su altri “scandali”.
Nelle metropoli imperialistiche, le esigue minoranze politiche per cui la sorte della popolazione della Striscia o della Cisgiordania non è solo lo slogan di un’indignazione passeggera, effimera, superficiale, tornano a mostrarsi per quello che pesano effettivamente nelle dinamiche sociali, una volta esaurita la spinta di rilevanti frazioni borghesi e dei loro apparati mediatici di riferimento.
Sulla stampa italiana per qualche giorno l’acquisita “normalità” del massacro nella Striscia di Gaza è passata in secondo piano rispetto al “giallo” della chiusura di Striscia la notizia.
Tra i pochi che si rifiutano di praticare la “normale” indifferenza verso questa “normalità” ci siamo noi marxisti, che non abbiamo mai avuto bisogno, per riconoscere e denunciare il dramma palestinese, di gettare alle ortiche la nostra coscienza di classe, di abbandonare la nostra prospettiva rivoluzionaria, di sottometterci alle formule false e ingannevoli, interclassiste e campiste, di quelle frazioni borghesi occidentali interessate a capitalizzare questo dramma, delle borghesie arabe (in primis la stessa, debolissima borghesia palestinese, avvezza ormai da lunga data ai più disperati e cinici intrallazzi sulla pelle del proprio popolo), di quei capitalismi del “Sud globale” che hanno di fatto concorso, insieme all’atroce violenza esercitata e avallata dallo Stato israeliano, a determinare le condizioni perché il proletariato e il sottoproletariato di Gaza, migliaia di famiglie, di bambini, venissero triturati negli ingranaggi della competizione e della spartizione tra borghesie e Stati capitalistici nell’era dell’imperialismo.